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ISIS: IL GRUPPO JIHADISTA CHE MINACCIA IL MONDO Le strategie di comunicazione e il processo di radicalizzazione dei giovani

Domenica 13 dicembre, alle ore 1630, al Quadrato, la biblioteca di Baranzate, in via Trieste 23, Baranzate, Nia Guaita, docente in tecniche di negoziazione e analisi e lettura del linguaggio del corpo in percorsi di formazione indirizzati alle forze della Polizia di Stato, ci parlerà di questo attualissimo tema.

Ingresso libero, ad esaurimento posti
Sin dal suo insorgere, il gruppo terrorista ha utilizzato la comunicazione come mezzo di propaganda per trasmettere i suoi messaggi e usa i social media sia come mezzo di diffusione della propria ideologia, sia come metodo di reclutamento di giovani soprattutto nel mondo occidentale.
Nel corso degli ultimi anni, gli esperti si sono focalizzati nell’individuare quale siano i fattori che rendano un individuo più vulnerabile alla propaganda jihadista rispetto ad un altro: si tratta di un processo complesso, all’interno del quale si intersecano molteplici elementi strutturali e sociologici.

Argomenti trattati nella conferenza:

Cos’è l’Isis
Il concetto Isis di Jihad
L’indottrinamento dei bambini
La propaganda dello Stato islamico
– Il Magazine “Dabiq”
– La psicologia del terrore
Il reclutamento dei giovani in Europa
– Identikit del giovane aspirante jihadista
– Il fascino dei califfi e la brigata AL-KHAANSAA
– Il processo di radicalizzazione
Internet come strumento che accelera il processo di radicalizzazione

AL SEGUENTE LINK UN INTERVENTO RADIOFONICO DI NIA SUL TEMA

http://www.cronacaedossier.it/podcast/chi-sono-i-kamikaze/

LA RELATRICE
Dopo studi in Lingue e Scienze Sociali, una specializzazione in Comunicazione e un Master in Marketing e Comunicazione, continua i suoi studi all’estero conseguendo il Master trainer in   PNL grazie alla formazione diretta con Steve Andreas e David Gordon, tra i fondatori della Neuro-Linguistic Programming.
E’ analista BCS (Body Coding System) e FACS (Facial Action Coding System) seguendo la tecnica e gli studi di Ekman e Friesen.
Collabora con Università, Istituti scolastici superiori, Enti e Studi Legali.
E’ consulente di Aziende multinazionali che assiste in trattative per analizzare ed interpretare il linguaggio del corpo sia delle controparti, sia dei candidati nei colloqui di selezione per ruoli di Top management.
Firma mensilmente la rubrica “Analisi e Ricerca” sulla rivista Cronaca&Dossier.
E’ docente in tecniche di negoziazione e analisi e lettura del linguaggio del corpo in percorsi di formazione indirizzati alle forze della Polizia di Stato.

E’ autrice di varie pubblicazioni, tra le altre: “Il galateo in azienda”, “Il potere della persuasione”, “L’arte della retorica”, “Quello che le parole non dicono: il linguaggio segreto del corpo”, “Come diventare un bersaglio difficile”, “Donna: la conquista dei diritti e i diritti negati”, “Arte e scienza della negoziazione”, “La cavalcata dei Jihadisti dello Stato islamico: una minaccia globale”.
ISIS DICHIARA GUERRA ALL’EUROPA MA IL CONFLITTO E’ GLOBALE
Il Califfato ha dichiarato guerra all’Occidente con l’attentato di Parigi ma il
conflitto è globale: Iraq, Siria, Pakistan, Afghanistan, Egitto, Yemen, Libia e
Tunisia (tramite Ansar al Sha’aria), Nigeria (Boko Haram), Somalia e Kenya
(Shaabab). Anche nel Sahel, da quest’anno, vengono registrate adesioni da
gruppi appartenenti ai Mourabitoun, al Movimento per l’unicità e il Jihad in
Africa occidentale (Mujao), Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), che a
marzo di quest’anno aveva rioccupato una vasta area a nord di Timbuctù,
nel Mali, dopo il ritiro francese e la fine dell’operazione militare Serval. Il
Libano con gli ultimi attentati suicidi, la Russia con l’abbattimento dell’aereo
civile di qualche giorno fa.
Isis non è più solo un gruppo terrorista, ma si comporta e governa come uno
Stato: prima lancia campagne di conquista, quindi consolida il terreno, poi
rafforza le strutture e diventa un vero apparato: capillare, burocratico,
inflessibile. Le basi del potere sono state create per tappe, un lavoro che ha
accompagnato l’espansione militare e geografica del movimento e tra siti
jihadisti e social network, il numero di coloro che partecipano alle attività dello
Stato islamico e ne condividono i successi sono molti.
Ma quello che più deve preoccupare, oggi, è l’evoluzione della strategia dello
Stato Islamico. Cosa è successo a Parigi?: I terroristi hanno operato in
modo coordinato divisi in tre gruppi, ha spiegato il procuratore di Parigi,
François Molins: un gruppo al teatro Bataclan, un secondo gruppo allo stadio
e un terzo gruppo armato di kalashnikov, ha aperto il fuoco contro il café
Bonne Biere a Rue Fontaine e solo pochi minuti dopo, a Rue de Charonne
contro il Belle Equipe. Gli obiettivi: le sale dove si tengono concerti, perché
la musica è peccaminosa e proibita dall’Isis, gli stadi, perché giochi proibiti
(non dimentichiamo i ragazzini uccisi dall’Isis alcuni mesi fa perché stavano
giocando a calcio per strada), i ristoranti, perchè il divertimento è
peccaminoso; non è una mia supposizione: è quello che dichiarano. Questi
attacchi testimoniano un disprezzo assoluto per la vita umana, propria
dell’Isis ma, soprattutto, un’operazione ben preparata, pianificata e
coordinata. Gli attacchi di Parigi mostrano che i jihadisti hanno capito quello
che gli specialisti antiterrorismo hanno a lungo temuto: attacchi contro
obiettivi sensibili come ristoranti, concerti, utilizzando armi leggere e facili da
assemblare, imbottiture di esplosivo per poter infliggere danni enormi e un
impatto emotivo altrettanto enorme.
“E’ un atto di guerra pianificato dall’esterno con complicità interne”, un “atto di
guerra compiuto dall’esercito dell’Isis”. Lo ha detto il presidente francese,
Francois Hollande, parlando in diretta tv ai francesi. Sono otto in totale i
terroristi uccisi. I quattro assalitori del Bataclan sono tutti morti. Tre di loro si
sono fatti esplodere azionando le loro cinture esplosive: lo ha detto il Prefetto
di Parigi.
Dobbiamo renderci conto che questo assalto, (come l’attentato suicida di
Beirut e quello all’aereo russo) non è stato semplicemente un altro “attacco
terrorista”; ma un cambiamento tattico nella strategia del terrore dell’Isis,
pianificato con un’organizzazione complessa che prevedeva un’alta capacità
operativa ma, soprattutto, un alto numero di vittime. Sino agli ultimi mesi, il
Califfato si era limitato ad ispirare l’atto terroristico ai “lupi solitari”; ma ora, si
é impegnato direttamente in quella che sembra essere una campagna di
pianificazione centrale di attacchi terroristici volti a infliggere enormi perdite
civili su un territorio lontano, costringendo molti funzionari antiterrorismo negli
Stati Uniti e in Europa a ricalibrare la loro valutazione del gruppo.
“C’è un cambiamento radicale della strategia dei terroristi che adesso
possono agire a Parigi, proprio come agiscono in Siria o Baghdad”, ha detto
Mathieu Guidère, specialista di terrorismo presso l’Università di Tolosa. “In un
momento in cui molti funzionari occidentali erano preoccupati degli attacchi
da parte dei “lupi solitari” – terribili nella loro casualità, ma relativamente
basso come tributo di vittime – gli attentati di Parigi hanno fatto rivivere lo
spettro di attacchi coordinati, pianificati, con il coinvolgimento di un numero
relativamente elevato di autori e un alto numero di vittime”.
Finora l’identità degli otto terroristi di Parigi è ancora da verificare ma data
l’attenta coordinazione e spietata efficienza dell’operazione, non sarebbe una
sorpresa apprendere che abbiano ricevuto una formazione militare in uno dei
tanti campi dell’Isis (Ismael Omar Mostafai, il terrorista francese identificato
dalle impronte digitali, si ritiene abbia trascorso diversi mesi in Siria tra la fine
del 2013 e l’inizio del 2014 e i terroristi responsabili dell’attacco a Charlie
Hebdo a gennaio, erano stati addestrati in un campo nello Yemen). Se così
fosse, allora si avvera quanto temuto e dichiarato a marzo di quest’anno dal
direttore dell’Europol, Rob Wainwright, secondo il quale “sarebbero tra i 3mila
e i 5mila i foreign fighter – cittadini con passaporti europei che ingrossano le
file delle milizie dello Stato islamico – partiti per addestrarsi alla jihad. Si tratta
di cittadini europei che potrebbero rappresentare una minaccia per i Paesi
occidentali in cui ritornano, addestrati e indottrinati, dopo aver combattuto in
Siria e in Iraq”
Inoltre, se è vero, come i primi rapporti suggeriscono, che le agenzie di
Intelligence occidentali non hanno intercettato alcun tipo di segnale che, di
solito, precede un’operazione come questa (e che, per esempio, era
avvenuta prima dell’abbattimento dell’aereo di linea russo Metrojet), ciò
sarebbe fonte di ulteriore notevole allarme anche perché la pianificazione
degli attentati di Parigi, deve aver impegnato gli organizzatori diverse
settimane e coinvolto più persone oltre i terroristi esecutori materiali.
È ovvia l’esecrazione per le stragi compiute a Parigi (ma anche altrove), con
la destabilizzazione generale della vita sociale e collettiva che esse
provocano. Si può pure comprendere le critiche alla scarsa efficacia dei
Servizi segreti ma sul piano formale, in Francia, è stato fatto tutto quel che
andava fatto. Dopo Charlie Hebdo i servizi segreti e gli apparati di sicurezza
sono stati rinforzati con uomini, denaro, maggiore libertà di indagine, leggi
molto più permissive (votate da tutti) sulle intercettazioni telefoniche ed
elettroniche. Dobbiamo riconoscere che qui non si tratta di una minaccia
esterna, ma parliamo di persone che vivono in Europa, che vivono e lavorano
accanto a noi, ed è chiaro che la ricchezza di mezzi a disposizione, poco può
contro la ricerca di uno o pochi indivui nascosti in comunità di milioni di
persone.
Le nazioni occidentali non possono escludere la Russia dalla lotta contro l’Isis
e, sotto l’autorità delle Nazioni Unite, dovrebbero elaborare strategie
comuni. I politici tutti (europei e non solo), dovrebbero smettere di fingere
che questo è un problema semplice. La verità è che la situazione in Siria e
Iraq è sfuggita di mano agli USA e ai suoi alleati, abbiamo sottovalutato l’Isis
e non lo si è fermato quando ancora si poteva farlo e ora, non siamo
assolutamente preparati a questa minaccia, a questo scontro durissimo e
irregolare che ci proietta verso una battaglia che sarà lunga e sanguinosa.

 

come raggiungerci

BIBLIO, SALA ESPOSITIVA, PARCHEGGIO-page-001

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