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Al Quadrato va in scena “Bianco”, il thriller di Ivan Graticoli

Domenica 23 novembre alle 1630, al Quadrato, la biblioteca di Baranzate , in via Trieste 23, Ivan Graticoli presenta il suo thriller “Bianco”
Drammatizzazione a cura di Barbara Annoni del teatro Gost

Quando scrissi Bianco ero del tutto immerso nella letteratura ‘orrorifica’ americana: King, Lovecraft, Hodgson, ecc. ma dirti che mi sono ispirato ad essa è forse eccessivo. Senza dubbio però mi ha influenzato, difatti Bianco è ambientato in gran parte in California dove non sono mai stato e dove, allora, non era nemmeno possibile sbirciare con google. Di King in particolare, di cui appena esce un libro corro ancora oggi ad acquistarlo a scatola chiusa, mi ha influenzato il suo raccontare storie che intrecciano realtà e irrealtà, e la sua devastante capacità descrittiva; Bianco, nonostante una bella smussatura con l’editing, si sofferma molto nelle descrizioni dei luoghi, dei personaggi e nel raccontare le sensazioni che essi provano. L’editor aveva definito la mia prima stesura addirittura ‘fotografica’. È il mio stile di scrittura.
Ispirazioni cinematografiche non ne ho, né mai ne ho avute e non sono affatto conoscitore di cinema però ti segnalo ciò che l’editor e anche altre persone che hanno letto Bianco mi hanno detto. A loro Bianco ha ricordato il film “Wall Strett”, che, nonostante mi fossi chiaramente ripromesso di cercare e vedere, non l’ho mai fatto. Nel frattempo sono usciti Wall Strett 2 e, proprio in questi giorni “The wolf of Wall Strett”.
1 – L’invisibile orizzonte del surreale.

Bianco è una storia reale. Pagina dopo pagina scorre parlandoci della vita di persone che hanno qualcosa, o molto, di ciò che noi siamo: emozioni, gioie, soddisfazioni, paure e fallimenti.
Bianco non è nulla in particolare: avventura, fantascienza, giallo, amore. Bianco è semplicemente una vita, molte vite, con tutto quanto esse possano offrire. Ci si immerge in un mondo che è il nostro, in un tempo che è stato il nostro solo qualche anno fa ma che ci ricorda quanto il passato sia attuale, quanto l’uomo di allora e quello di poi, siano la medesima carne.
Jeff Bridge è un ragazzo in gamba, pronto a diventare l’uomo che desidera essere. Vanessa Taller è una giovane timida e carina, non consapevole di ciò che il futuro le porrà innanzi ma pronta, crede, a camminare accanto a Jeff.
E le righe scorrono, le pagine si sfogliano portandoci a scoprire che quei passi sicuri all’interno di una vita che potrebbe essere la nostra, sono invece il rischioso cammino sulla linea sottile che separa ciò che è realtà da qualcosa di insensato che ci travolge, che non possiamo immaginare né capire, qualcosa che ci vuole, che desidera catturare la nostra attenzione e la nostra vita, qualcosa che è il Bianco e che, una volta che ci avrà stretti tra i suoi artigli, ci terrà sospesi fino alla fine e anche oltre, col bisogno di trovare la risposta: quando, in quale tempo, ho varcato il confine?
2 – Il potere: la stupidità dell’intelligenza.

Una storia di potere è sempre una storia colma di sbagli. Ho dato a Jeff Bridge, protagonista di Bianco, tutto quanto di meglio ho avuto da dargli. Gli ho dato carattere, avvenenza, polso, intelligenza, coscienza e fortuna. Gli ho messo accanto Vanessa, una donna che lo amasse incondizionatamente, e un amico, Larry, che per lui… avrebbe dato la vita. Jeff si è ben vestito, ha preso tutto quanto il suo bagaglio, ha messo in moto la sua Porsche e, senza nemmeno ringraziarmi, si è inoltrato nell’intrico di una strada grande e pericolosa: la strada che conduce al potere; e da quella strada, inebriato, ha iniziato a scostare chiunque: Vanessa, suo figlio Leonard, l’amico Larry e altre figure per lui prive di importanza. In tutto ciò, Jeff ha scostato la vita, ritrovandosi orgogliosamente solo.
Ma quando, nel suo cammino, Jeff sarà giunto oltre il limite del non ritorno, lì troverà la resa dei conti, tutto ciò che ha ottenuto e che gli è rimasto: il Bianco, che sarà nulla e che sarà tutto. L’insensato e intangibile Bianco sarà lì anche per noi, a spiegarci che Bianco è una storia senza storia e, soprattutto, non è affatto una storia di potere.
La stupidità di uno sbaglio non sta nell’averlo commesso ma nel possedere la consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e scegliere di sbagliare.
3 – Bisogna essere forti… per essere fragili.

Jeff Bridge, giovane e rampante californiano, è succube del suo spropositato desiderio di potere, al punto da non considerare nient’altro più della propria scalata economica che porterà in gran parte a termine prima di dover fare i conti con se stesso e con il Bianco, insensata e irreale situazione in cui si vedrà irrimediabilmente coinvolto. È senz’altro questa la trama notevolmente semplificata di Bianco, e il Bianco è il fulcro, la radice, l’unico tentativo di spiegazione a un romanzo che resta comunque libero all’interpretazione del lettore. Ma il Bianco non è la chiave di lettura sulla quale voglio soffermarmi. La chiave è Vanessa. Rileggendo Bianco a oltre un anno dalla sua uscita, mi sono reso conto di quanto la figura di Vanessa, moglie di Jeff, abbia un gran peso nella psicologia del romanzo – più di quanto avevo immaginato di darle – e di quanto Vanessa possieda una forza notevole nella propria fragilità.
Catapultata a forza in una vita diversa da ciò che immaginava e desiderava, una ragazza, innamorata del marito (o forse dell’idea che il marito le dà di sé), diventa donna poi madre. In tutto ciò Vanessa si ritrova sola a combattere contro la propria fragilità, contro i dubbi e le riflessioni che la fanno colpevole di colpe che non sa riconoscere. Vanessa lotta contro se stessa e le illusioni delle quali si nutre, nel tentativo di non perdere nessuno dei pezzi in cui la sua famiglia si sta frantumando e alla ricerca di un equilibrio che non può trovare in un marito assente e disinteressato. Vanessa lotta fino a toccare il filo della propria distruzione, fino a trovare forza nella sua fragilità. Le sue riflessioni, i suoi sconforti e timori, a volte sono struggenti e angoscianti ma sono reali e hanno sollevato in me il dubbio che per essere fragili, in fondo bisogna essere davvero molto, molto forti.

Ivan Graticoli è nato a Milano nel novembre del 1973; l’indirizzo che sceglie per le scuole superiori è quello elettronico, ma le materie in cui eccelle sono quelle umanistiche. Grazie alla comprensione e buona valutazione, da parte della professoressa di italiano, del suo modo di esprimersi scrivendo, Ivan scopre la bellezza del trascrivere su carta le proprie emozioni e i propri pensieri. I primi, brevissimi racconti (mai pubblicati) sono trascritti proprio sul diario scolastico.
Dopo le scuole e il servizio militare svolto nel corpo degli alpini in Friuli e che influirà molto sulla dedizione e l’amore di Ivan per la montagna e per la lettura, arriva l’inserimento nel mondo del lavoro nell’ambito dell’assistenza tecnica industriale, ma la passione per la scrittura resta costante ed espressa soprattutto in pensieri e riflessioni. In particolare, l’interessante incipit di un’idea per un romanzo, resta chiusa in un cassetto. Solo nel 1999 arriva la prima pubblicazione: un racconto edito da Editrice Nuovi Autori dal titolo “I sovrani del silenzio”.
Nell’enfasi di questa prima pubblicazione, Ivan rispolvera l’idea del romanzo e porta a compimento il manoscritto nel gennaio del 2000 assegnandogli il titolo provvisorio “Jeff Bridge”, per poi riporlo nuovamente nel cassetto. Col tempo, cambiano i lavori e gli indirizzi, il romanzo viene più volte ripreso e ricorretto fino al giugno del 2012, quando col titolo “Bianco” viene pubblicato da Panda Edizioni.
Attualmente Ivan vive e convive a Cuggiono (MI), e continua a lavorare nel settore dell’assistenza tecnica.

 

di seguito l’inzio del libro

BIANCO cap 1 e 2-page-009 BIANCO cap 1 e 2-page-010 BIANCO cap 1 e 2-page-011 BIANCO cap 1 e 2-page-012

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