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Sotto assedio, la maternità nell’ultimo libro di Laura Basilico, al Quadrato, la biblioteca di Baranzate

Domenica 12 ottobre, alle ore 17, al Quadrato , la biblioteca di Baranzate, in via Trieste 23, Laura Basilico presenta il suo libro : Sotto assedio.
Drammatizzazione a cura di Leo Oliveto
“ le madri e quindi le donne in generale, sono la categoria più giudicata della nostra società, con una severità sovente fuori luogo.
Sotto assedio, l’ultimo libro di Laura Basilico, mette in chiara luce questa condizione umana della donna,specie in quella più difficile e coraggiosa della sua vita: la maternità.
La storia è quella di Caterina, giovane legale precaria, che perde l’impiego a causa della gravidanza e in più deve combattere contro la depressione post parto.
Caterina, la protagonista, è una giovane donna che si trova ad affrontare due maternità a breve distanza l’una dall’altra senza aver potuto maturare alcun desiderio di rinunciare alla propria professionalità e vita sociale per prendersi cura dei figli arrivati troppo presto. Caterina, che. anche voce narrante, non trova più interesse in alcun aspetto della vita da quando la nascita di Pietro, prima, e di Clara, poi, l’hanno costretta, da avvocatessa precaria ma di successo, a rinunciare al proprio sogno per accudirli. probabilmente vittima di una depressione post parto non riconosciuta e non curata, le sembra ormai che tutto sia contro di lei. Descrive il marito come assente e brutale, la madre anaffettiva ed egoista, le amiche ipocrite e stupide, la società vile menefreghista, il piccolo Pietro tirannico, e così via in un
crescendo di autoreferenzialità che denuncia il senso di abbandono e di isolamento in cui viene a trovarsi. La storia si snoda in un arco temporale di due anni e mezzo circa, anni in cui la quotidianità è sempre frustrante e ripetitiva fino a
che, per una serie di coincidenze impreviste, la sua vita sembra tornare al punto di partenza, a come lei desiderava la vita di una giovane donna n carriera,

La morte del piccolo Pietro poi scatena una serie di eventi che porta il lettore a domandarsi se siano solo delle coincidenze , un colpo di sfortuna, una serie di omicidi .
Uno spaccato sulle dinamiche sociali e di coppia che intrappolano generalmente la fascia generazionale italiana delle trentenni/quarantenni , stretta tra il perdurare dei ruoli tradizionali e l’irrinunciabile anelito femminile al cambiamento e alla emancipazione dagli stessi, nonché la riluttanza maschile a cedere sul fronte dei propri privilegi. Un romanzo di denuncia, ambiguo e ambivalente, al termine del quale si prende coscienza di verità e realtà spesso sottaciute sorretto da un linguaggio secco per esprimere concetti forti e duri. Un vero e proprio attacco al tessuto sociale abituato a giudicare senza saper riconoscere il problema e la situazione di quella che , oggigiorno, viene definita la depressione post partum.
Oltre alla denuncia del fenomeno della depressione post parto, di cui non si tiene conto a sufficienza nell’assistenza alle puerpere, I’autrice vuole però anche denunciare la solitudine e l’isolamento in cui spesso le donne vengono a trovarsi nella nostra
attuale società, priva di famiglie allargate in grado di offrire il necessario contenimento affettivo e la necessaria condivisione delle frustrazioni che, altrimenti, rischiano di condurre a una lucida follia. La stessa che sembra emergere a poco a poco dalle pagine del libro, scrítto con il linguaggio sofferto e aggressivo tipico di chi si sente braccato o, come dice appunto il titolo, sotto assedio.
Maternità
Nel nostro Paese, le donne si ritrovano tuttora ingabbiate in persistenti stereotipi culturali che rendono arduo il tentativo di coniugare un legittimo desiderio di maternità ai propri interessi personali, sociali o professionali.
Di quell’evento fortemente destabilizzante che è la nascita di un figlio sentono parlare fin da piccole con toni… [leggi tutto] rassicuranti e melliflui, e solo in seguito sperimentano sulla propria pelle una ben diversa realtà. Pur nascondendosi storicamente dietro pubblicità zuccherose e proclami di facciata, l’Italia è infatti fondamentalmente ostile nei confronti delle madri, costrette troppo spesso ad abbandonare il lavoro, lasciate sole a combattere il rischio drammatico della depressione, affogate da eccessi di retorica cui fanno da contraltare, nel quotidiano, la disattenzione e l’indifferenza sia della politica che della società cosiddetta civile.
Non deve quindi stupire il fatto che ogni tanto qualche coraggiosa ne scriva con impietosa sincerità e feroce ironia, nel tentativo di scuotere le coscienze e stimolare una seria riflessione verso la necessità di un cambiamento vero, profondo, per il bene di tutte le parti in causa.

Depressione post parto
Confrontarsi con i cambiamenti di vita durante e dopo la gravidanza, con la cura del proprio bambino, con i suoi comportamenti e il suo carattere richiede enormi capacità di resistenza fisica ed emotiva. Dunque una neomamma che si sente triste non è una ‘cattiva madre’, ma semplicemente una persona che ha bisogno di tempo per abituarsi alla radicale trasformazione che sta vivendo.
La retorica persistente e martellante sulla maternità che generalmente la donna italiana finisce per assorbire nel proprio immaginario invece tende ancora a censurare pesantemente gli aspetti meno gradevoli di questa esperienza di vita unica nel suo genere, banalizzata nel superficiale mito della madre “eternamente appagata e felice”. Depressione, momenti di rabbia, amarezza per rinunce, aspirazioni professionali non realizzate, stanchezza, solitudine sono tutti sentimenti cui la collettività non riesce ancora a conferire né ascolto né… [leggi tutto] dignità, spesso con costi sociali altissimi.

Donne e lavoro
Una donna su cinque in Italia rinuncia alla maternità, con punte di una su due in alcune zone del Nord. Sono tante le ragioni dietro questa scelta:… [leggi tutto] la precarietà del lavoro, la mancanza di servizi per l’infanzia, l’esigenza di una maggiore mobilità, la difficoltà a riconoscersi in quel modello materno di stampo quasi ottocentesco che ancora persiste nell’immaginario collettivo. Gli ostacoli di ordine pratico potrebbero di fatto essere aggirati almeno in buona parte da un sistema di welfare più sensibile, che comunque in Italia appare ancora un traguardo lontano, così come un reale mutamento di mentalità e costumi tuttora in congiura contro la possibile e pacifica convivenza di impegni familiari e professionali.
Eppure è comprovato da numerosi studi che il lavoro retribuito delle donne fa crescere l’economia. In un positivo effetto domino, produce maggiore sostenibilità del sistema… [leggi tutto] pensionistico, aumento del reddito delle famiglie e della domanda di servizi, dunque nuovi posti di lavoro e una nuova ricchezza diffusa, con il conseguente (tanto agognato dai governi) incremento dei consumi. Un vero e proprio circolo virtuoso che porterebbe, si è calcolato, a una crescita del prodotto interno lordo intorno al 9%, a parità delle altre condizioni. Eppure l’Italia, nel suo colpevole immobilismo culturale, sembra ben decisa a perdere questa opportunità, limitandosi a raccontare le sue cittadine con la sola freddezza di una cifra, che peraltro contiene in sé anche un giudizio morale di condanna: tasso di natalità 1,3.

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