• Ultimi arrivi

  • Prossimi eventi

    Nessun evento in arrivo

  • Archivi

  • settembre: 2014
    L M M G V S D
    « Ago   Ott »
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    2930  
  • Categorie

  • Da leggere in Rete!

  • Commenti recenti

    Una sitografia per i… su La Shoah raccontata ai (e dai)…
    dariotommaseo su I PAESI SI RACCONTANO, L…
    Accademia europea di… su MANGA OPEN DAY
    fb hacker online su Cuba, que linda es Cuba, mostr…
    a main hobbies su CITTADINI O SUDDITI? RIFLESSIO…
  • RSS Ultime recensioni

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • Amaci!

    Add to Technorati Favorites

    Culture Blogs - Blog Catalog Blog Directory

Sofia, Carla, Norma e Vera: storie di donne in prima linea sulla frontiera della vita che corre veloce, nel romanzo di Silvia Ballestra

EVENTO RINVIATO causa indisposizione dell’autrice.

ANNULLATO, al Quadrato, la biblioteca di Baranzate, in via Trieste 23 , Silvia Ballestra presenta il suo romanzo Amiche mie ( Mondadori).
Drammatizzazione a cura di Barbara Annoni.

“ Scrivere significa prendersi cura degli altri. Mettere una zeppa al precipitare dei giorni, rendere visibili certe cose minuscole, dare un contorno a certi fantasmi. È questo che fanno gli scrittori: inventano una storia, dei personaggi, un tempo e li sottraggono alle ingiurie degli anni. Una volta raccontati, quel tempo, quella storia, quei personaggi, non se ne vanno più. Silvia Ballestra, nel suo ultimo romanzo Amiche mie (Mondadori), inventa quattro donne: Sofia, Carla, Norma e Vera.
A ognuna dà un dono e una pena. A tutte dà lo stesso tempo, i nostri anni, e lo stesso sfondo: Milano. Una città deprivata, neanche più da bere. Senza sogni, senza bellezza, persino senza una colonna sonora. Mentre Jay Z feat. Alicia Keys cantavano la loro Empire State of Mind , “nuovo inno” di New York, da noi, scrive Ballestra, «regnava ancora l’imbarazzante O mia bela madunina, del 1935». «Chiuse le fabbriche, in rovina le aziende, poco attraenti le università, tutto quello che aveva saputo produrre la città, ultimamente, erano stati dei bar. Dei localini. Dei beveroni, per dimenticare». Il centro idiota della vita milanese è il rito dell’aperitivo, «una forma degenerata di pasto». Gambi di sedano, grissini impolverati, farro che sa di cartone, quadratini di dubbie frittatine, carote ghiacciate, mini würstel intinti in salse dolciastre… il tutto assemblato su minuscoli e precari piattini di plastica. Da qui, dal ventre molle dell’happy hour, si diparte la malinconia collosa, l’angoscia che toglie il fiato.

Amiche mie è un conte moral nel quale cibo e amore sono i due luoghi di crisi, quelli nei quali si specchiano la nostra fragilità.
I figli frequentano le stesse scuole milanesi, così la mattina prima del lavoro le quattro amiche condividono un caffè al bar Golden Palomino – una vera istituzione -, parlano di sé, di quello che succede intorno.
Sofia è un po’ fissata con il cibo, con i pasti che ogni giorno diventano il campo su cui misurare la propria ansia di perfezione e le proprie nevrosi; Carla è angosciata dalla precarietà di un lavoro che non si è mai concretizzato, dal rapporto difficile con il marito (la cui carriera va a gonfie vele) e dal fatto di ritrovarsi intrappolata negli spazi e nei riti domestici; Norma, invece, è reduce da una separazione dolorosa, e si trova a fronteggiare i molti paradossi dell¿essere di nuovo single a quarant’anni e con i figli al seguito; infine Vera, una donna che porta il mondo sulle spalle e non si ferma mai, la breadwinner di una famiglia in cui il marito ha perso il lavoro: sarà proprio lui, rovinato dalle slot, a sparigliare le carte in modo drammatico e inaspettato.
Questo momento di crisi unisce le amiche e le costringe a confrontarsi. Ciascuna di loro darà del dramma di Vera la sua interpretazione, in quel coro femminile di riflessioni autonome e concentriche che, piano piano, conferisce senso alla realtà, anche quella più dura, rendendola pensabile e visibile, come in un caleidoscopio.
Con una lingua vivace eppure sorvegliatissima, con una voce ironica e appassionata, Silvia Ballestra costruisce un¿indagine serrata intorno ai grandi temi della vita contemporanea: la famiglia con le sue complesse dinamiche relazionali, il cibo, il lavoro – che per le donne è una sfida quando c’è e quando, troppe volte, manca -, il lutto, la politica, i figli da crescere, le battaglie, i tradimenti, l’amore che nonostante tutto a volte resiste come i funghi nell’aiuola di Marcovaldo. Ne esce un affresco intenso e lontano da stereotipi e ideologie, al tempo stesso caustico e struggente: Sofia, Carla, Norma e Vera dissezionano spietatamente le nostre ipocrisie ma soprattutto ci restituiscono il calore di tutte coloro che non smettono di voler capire, nutrire, camminare.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: