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“Damatrà, Ascoltami, dammi retta”, il nuovo libro di Antonio Fortunato Aloi, a Baranzate

Domenica 18 maggio alle ore 17, presso la Sala espositiva comunale, in via Sauro, angolo via Conciliazione, Antonio Fortunato Aloi presenta il suo nuovo libro: “Damatrà, Ascoltami, dammi retta”

Drammatizzazione a cura di Barbara annoni , del teatro Gost

ingresso libero, fino ad esaurimento posti

 

Il titolo del libro, DAMATRA’, classica parola dialettale milanese che significa – ascoltami, dammi retta – nasce da un esilarante paradosso, legato al tema sempre attuale dell’emigrazione, che coinvolse l’autore nei primi mesi del suo arrivo a Milano.
Infatti lo scrittore aveva soltanto sedici anni quando, nel lontano1961, proveniente dal profondo sud, fu assunto alle dipendenze di una rinomata società elettromeccanica
Durante i primi giorni di lavoro il giovanissimo dipendente era frastornato per l’imponenza dei macchinari e i rumori assordanti che essi diffondevano nei vari reparti produttivi; ma si sentiva anche molto spaesato perché in officina tutte le maestranze si esprimevano esclusivamente in dialetto milanese e il ragazzino non capiva proprio nulla di tutto ciò che gli operai dicevano.
Tra l’altro l’acerbo emigrante s’incuriosiva parecchio, perché sentiva nominare i cognomi più strani: Mangiagalli, Fumagalli, Mascherpa, Masperi, Zanzotterà, Codecà e tanti altri ancora.

— Le motivazioni che hanno spinto l’autore a scrivere il libro DAMATRA’ fanno parte del suo carattere, che è essenzialmente sentimentalista e le sue radici affondano in un mondo che, a dispetto della povertà, privilegiava il rispetto e il mutuo slancio verso le necessità degli affini.
Lo scrittore è anche un attento osservatore, e le emozioni più forti, sia che esse abbiano fatto parte dei suoi ricordi più gratificanti, oppure fossero appartenute al novero delle esperienze meno ricche di soddisfazioni, le ha sempre serbate lucidamente nella propria memoria. E ha steso appunto questa preziosa opera perché non andassero perdute e per offrirle al lettore con la franchezza degli uomini che non si vergognano delle loro gaffe e dei loro insuccessi.
Infatti egli è convinto che, quasi per un obbligo imposto dalla legge, ogni cittadino dovrebbe lasciare una testimonianza scritta del proprio passaggio su questa nostra terra: perciò l’autore è rimasto coerente all’impegno di voler concorrere affinché i nostri posteri potranno interpretare meglio la storia che tutti noi gli tramandiamo.

E’ già stato detto che il libro DAMATRA’ è caratterizzato principalmente dalle esperienze personali dell’autore – nel ruolo di giovanissimo immigrato  nella metropoli milanese – ma tra le righe delle varie pagine lo scrittore ha sempre messo in risalto argomenti di interesse comune. Infatti, oltre a trattare gli aspetti connessi al perpetuo flusso migratorio, ha tratteggiato anche quello del cosiddetto “autunno caldo” e del suo rapporto in fabbrica con il sindacato; ha accennato anche del bieco intrigo di potere sfociato negli abominevoli attentati terroristici degli anni di piombo e ha raccontato pure alcuni episodi dove, per marchiana sprovvedutezza, l’autore e altri suoi acerbi compaesani si ritrovarono attori ridicoli di scene grottesche che bruciarono a lungo sulla loro pelle ambrata.

― Nell’opera DAMATRA’ lo scrittore ha dato spazio anche ai sentimenti forti che, compenetrati da affetti di sincera amicizia, legano degne persone per l’intera esistenza. E non ha tralasciato gli ardori della giovinezza, che abitualmente esaltano, ma alcune volte fanno precipitare l’uomo nella malinconia, nella disperazione e perfino nel buco nero della malattia.
Ma l’autore rievocando una toccante scena, scorsa sotto i suoi occhi durante l’infanzia, non ha dimenticato di dare una collocazione di preminenza a un giovane militare del suo paese di origine che, inseguendo il sogno di una sistemazione, partì volontario in guerra e dopo pochi mesi saltò in aria nel mar Mediterraneo assieme alla sua nave; e allora lo scrittore aveva soltanto dieci anni ed era presente tra la folla quando, il feretro dello sfortunato marinaio, ormai dato per disperso, fece ritorno a casa avvolto nel tricolore.
Infine ha ritenuto doveroso ricordare delle figure di uomini umili e soggiogati che vissero di stenti e di rinunce, ma che tuttavia furono fulgidi esempi di coraggio, di rettitudine, di altruismo e di incrollabile volontà.

— Nell’opera DAMATRA’ lo scrittore, strappato precocemente dall’intimo contesto ambientale in cui era nato, fraseggia con appassionato sentimento anche alcuni momenti di struggente nostalgia per il luoghi prediletti della sua fanciullezza, e in alcune pagine del testo con tali aridi eremi egli si raffronta e proprio a essi eleva un canto d’imperituro amore.
Ma contestualmente sottolinea pure come l’emigrazione, sebbene lasci frequentemente il marchio nelle persone che scelgono di lasciare la propria terra – difatti nel nuovo inserimento sociale sgradevoli episodi di larvata discriminazione che frustrano, opprimono e provocano tanta sofferenza, purtroppo, non mancano mai – sia quasi sempre una scelta indovinata.

— E a questo proposito l’autore, nel testo DAMATRA’, offre una testimonianza schietta e circostanziata, che mette bene in evidenza come i sacrifici, se coadiuvati dalla voglia di dare veramente una svolta al proprio futuro, alla lunga ripaghino: e pure con gli interessi!
Infatti lo scrittore si confessa:<<Io nel mio paese sarei vissuto costantemente nella sottocultura, nell’abulia e nel grigiore di un tessuto sociale vessato dalla miopia degli amministratori e mortificato dalle mille privazioni; invece Milano mi ha dato la possibilità di lavorare, di studiare di progredire nella carriera professionale, di inserirmi nell’ingranaggio industriale e di crescere culturalmente.
E senza rinnegare nulla delle mie origini calabresi risalenti alla Magna Grecia, sono pienamente soddisfatto di vivere in una società che produce, ha le comodità, si diverte, s’informa, spende, e che, in una sola parola, progredisce al passo con il mondo che conta>>.

Insomma DAMATRA’ è un saggio che racconta la storia di un ragazzino che negli anni sessanta lascia la famiglia e la propria terra. Inizialmente lo sprovveduto emigrante soffre e paga lo scotto di essere cresciuto in una regione povera e sottosviluppata. Ma la volontà di voler fare un salto di qualità è determinata; perciò stringe i denti, sopporta pure qualche angheria, ma sa anche ascoltare i buoni consigli e si sofferma nei luoghi della sua infanzia a trarre i bilanci sul significato e il valore dell’emigrazione. Lo scorrere degli anni lo vede in continua crescita professionale e culturale ma, come tutti i mortali, s’imbatte immancabilmente anche nelle delusioni e per poco tempo la sua mente è stata offuscata dalle nebbie del malessere fisico. Alla fine degli anni sessanta si ritrova testimone “dell’autunno caldo” e “del movimento studentesco”; sperimenta gli orrori degli attentati denominati tristemente “anni di piombo” e le prepotenze all’interno delle aziende perpetrate da politicanti plagiati, pretestuosi, violenti e volgari. Il ragazzino, ormai divenuto uomo, nel corso degli anni prende nota di tutte le esperienze; e, nell’età matura, decide di stendere l’opera DAMATRA’ per rendere testimonianza alla società e per dare voce alle migliaia e migliaia di persone che, come lo scrittore, lasciarono le loro terre di origine e continuano tuttora a emigrare.

 

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