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GLI APPROFONDIMENTI DEL QUADRATO “Le dipendenze affettive – il disagio amoroso” conferenza a cura di Jolanda De Respinis , Counselor Relazionale Esistenziale

Il 2 marzo, alle ore 17, presso la sala espositiva , in via Sauro, angolo via conciliazione, per la serie “GLI APPROFONDIMENTI DEL QUADRATO”, Jolanda De Respinis , Counselor Relazionale Esistenziale,

terrà la seguente conferenza conferenza : le dipendenze affettive-il disagio amoroso”.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

IL PORTO DI ATTRACCO

 

Abbiamo bisogno di un porto d’attracco vale a dire rifugi, regole, valori che ci infondono sicurezza. E’ là che sistemiamo la nostra imbarcazione. Ogni imbarcazione prima o poi ha bisogno di un porto così come ha bisogno di partire per mare. Grazie alla fiducia che abbiamo in noi leveremo l’ancora per affrontare l’alto mare (l’ignoto, il vuoto) indipendentemente che ci sia bel tempo o tempesta. Alcuni usciranno in mare solo se accompagnati da un bravo timoniere, dovrà essere un tempo bellissimo e non ci si allontanerà che di qualche miglio, senza perdere di vista la costa. Altri resteranno in porto e non si muoveranno mai, troppo angosciati dall’idea del rischio. Altri ancora cercheranno il piacere estremo che sta nel misurarsi con la natura e in porto ci staranno il meno possibile. Ogni individuo ha diritto di scegliere le dinamiche che sono più adatte a lui e di usare la barca come meglio crede. Tuttavia non uscire mai dal porto significa diventare dipendenti dal porto, mentre restare sempre in mare aperto porta necessariamente alla morte. Fintanto che non si soffre non c’è alcun problema, ma in entrambi i casi non si vive autonomamente perchè si finisce per vivere solo grazie al legame che si è creato con l’oggetto da cui si dipende. Ogni essere umano è in grado di allontanarsi dal proprio porto e di partire a esplorare il mondo con la consapevolezza di poter sempre tornare, per scelta e non per costrizione.

 

 

 

che cosa è il counseling relazionale

Il counseling è una relazione di aiuto che si instaura tra counselor e cliente, nella quale il counselor è una figura professionale che aiuta il cliente a cercare soluzioni di specifici problemi di natura non psicopatologica, e il cliente è la persona, la coppia, la famiglia o l’organizzazione che richiede di essere aiutata mediante un’opera di supporto, in un percorso formativo o un processo di sviluppo personale. Il counselor analizza i problemi esistenziali e relazionali del cliente, si propone di costruire una nuova visione di tali problemi e cerca di creare un piano di azione per aiutare il cliente a realizzare le finalità da lui desiderate: prendere decisioni, gestire crisi, migliorare relazioni extrapersonali (in coppia, in famiglia, in gruppi) ed intrapersonali (con se stessi), sviluppare risorse, sviluppare la consapevolezza personale, risolvere conflitti esterni e/o interni.

Il counseling relazionale esistenziale (Counseling di vita) è una relazione di aiuto reciproco che si instaura tra counselor e cliente. L’accoglienza dell’Essere Persona del cliente e la sua accettazione positiva incondizionata sono alla base delle tecniche di counseling. La relazione è di reciproco aiuto in quanto non solo il cliente, ma anche il counselor impara e cresce attraverso l’incontro da Persona a Persona con il cliente.

Il counselor, dopo un attento ascolto empatico del racconto della Persona del cliente (atteggiamento che è già di per sé aiuto), lo guiderà a raggiungere gli scopi da lui prefissati e desiderati, non solo con l’ausilio delle proprie conoscenze delle tecniche di counseling, ma anche attraverso le proprie esperienze ed il proprio vissuto nel rispetto dell’unicità e irripetibilità di ogni vissuto e di ogni esperienza. A questo proposito credo che il vissuto esperienziale del counselor sia utile per entrare in relazione empatica con il cliente, ma non serve a suggerire al cliente la soluzione al suo problema. Il cliente va aiutato ed accompagnato a trovare la sua personale via di uscita verso la risoluzione del disagio.

L’empatia, l’autenticità e la sospensione del giudizio sono alla base del setting del counseling.

Il counselor nel suo Essere Persona si sente e si pone in un rapporto di reciprocità e uguaglianza sempre sullo stesso piano del cliente e mai in una posizione di superiorità dovuta al suo ruolo e ai suoi saperi, accogliendo l’Essere Persona del cliente nella sua unicità, entrando autenticamente in relazione con lo stesso. Naturalmente questo non significa uguaglianza delle funzioni all’interno del setting.

Il counselor sa consigliare e guidare il cliente non solo nella chiarificazione dei suoi problemi relazionali per ciò che concerne la emozionalità, ma anche confrontandosi con la praticità della vita e con le problematiche esistenziali. Ovviamente nel caso in cui riconoscesse la necessità di un approccio e di una metodica diversa dalla sua, il counselor saprà indirizzare il cliente allo psicoterapeuta o allo psichiatra.

Il counseling viene definito l’arte del guidare ed è un insieme di abilità, atteggiamenti, modi di essere e tecniche utilizzati al fine di “aiutare la persona ad aiutarsi”.

Partendo dal presupposto che l’Essere Persona ha già in sé le risorse e i talenti necessari per il proprio sviluppo, il counseling si propone di creare le condizioni per farli emergere.

In ambito spirituale sa guidare il cliente, se lo richiede, verso una spiritualità che sia idonea al suo modo di essere, e lo conduce a scoprire, qualora non lo avesse ancora individuato, un suo senso di vita.

 

Il counselor è inoltre una guida nel percorso di crescita personale. ‘Crescere’ significa affrontare la vita con uno spirito di grande apertura e disponibilità a riconoscere ed integrare sfaccettature sempre nuove di se stessi e degli altri.

La prima qualità che il counselor deve risvegliare è la libertà: libertà da pregiudizi, da condizionamenti inutili, da sensi di colpa ingiustificati, dalla dipendenza. Il counselor deve condurre il cliente ad accettare la responsabilità della propria condotta e degli esiti della propria vita. Il processo di aiuto deve essere inteso come allenamento all’autonomia e liberazione dagli schemi e dai legami che limitano la libertà dell’essere.

Dalla libertà di pensiero, di azione e di espressione nasce la creatività. Per eliminare il senso di vuoto e di inutilità bisogna trascendere se stessi e consacrarsi a qualcosa: questa è la creatività. La creatività è anche ciò che attiva l’immaginazione per cogliere la realtà non solo per quello che è, ma anche per quello che potrebbe diventare. Libertà e creatività sono strettamente correlate alla volontà di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Una delle funzioni del counselor è infatti “portare il cliente ad accettare la responsabilità della propria condotta e degli esiti della propria vita”. Il counselor aiuterà il cliente a riconoscere la colpa oggettiva e il senso di colpa che può essere autentico o nevrotico. Il riconoscere la propria colpa intesa come responsabilità esistenziale, e il senso di colpa autentico quale strumento per ricercare la colpa reale, può aiutare l’Essere Persona ad eliminare il senso di colpa nevrotico.

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