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La Taranto di oggi raccontata da Cosimo Argentina in “Vicolo dell’acciaio”, al Quadrato, la biblioteca di Baranzate

Domenica 24 novembre, ore 17, al “Quadrato, la biblioteca di Baranzate” in via Trieste 23, Cosimo Argentina presenta il suo ultimo libro della sua quadrilogia su Taranto dal titolo : “Vicolo dell’acciaio”.

Siamo nel quartiere Italia Montegranaro, dove lo stesso autore è cresciuto, abitato in gran parte da famiglie con almeno un operaio dell’Italsider (oggi Ilva), il più grande stabilimento siderurgico d’Italia, nonché probabilmente la fabbrica più inquinante d’Europa. Radiografia della vita nel quartiere, in cui si è etichettati dall’indirizzo in cui si vive e via Calabria è il vicolo dell’acciaio, dove tutti prima o poi conoscono un lutto dovuto a morti bianche o neoplasie causate dall’altissimo inquinamento, per cui la madre di Mino “a ogni citofonata o trillo di telefono giunge le mani. Si aspetta da un momento all’altro che il Generale ci resti, in quel cazzo di laminatoio. (…) E i fumi dell’Ilva entrano in cucina, in salotto, nel cesso. Aspiriamo diossina sotto forma di silenzi armati e il Generale stappa una birra dietro l’altra e credo che quella sia la strada migliore per andarsene alle cozze.”

Protagonista del romanzo è il padre di Mino, soprannominato il Generale, che combatte quotidianamente la sua battaglia in fabbrica, in una guerra in cui il salario può avere un prezzo altissimo in termini di salute.

Mino registra tutto quello che succede ma è incapace di opporsi allo stato delle cose, come farà invece Isa, l’unica che riesce a salvarsi e a fuggire dal quartiere e dal suo destino maledetto.

Vicolo è un romanzo fortemente impegnato, nato dalla rabbia e dal dolore, eppure sempre ironico e non di rado divertente.

Nel corso della presentazione , lo scrittore Nino di Paolo presenterà il suo breve saggio ispirato dalla lettura del libro di Cosimo.

Il dialetto per i dialoghi, l’italiano per il racconto ma gergo e metafore sopra tutto, a far comprendere tutto :

le persone classificate per via e numero civico, l’immanenza di una fabbrica grande il doppio della città, che distribuisce morte e menomazioni per malattia o in forma di orribile trauma.

Tre tonnellate! Tre tonnellate sono per Dio un granello di polvere cosmica e il Generale ha rappresentato per gli dei un microscopico bersaglio… un microbo…

Mi viene in mente quando nel vicolo, da bambino, colpivo gli scarafaggi con pezzi di tufo giallo. Ecco l’equazione. Mio padre è per gli dei ciò che quello scarafaggio è stato per me allora… nulla di più, nulla di meno.”

Nella fabbrica ci sono dentro tutti, chi ci va a fare i turni e chi aspetta, fuori, che chi ha fatto il turno ritorni.

A casa di chi sarà il prossimo consolo ?

Muoiono quelli che stanno in faccia ai laminatoi e agli altiforni, ma muore anche Pierino, a nove anni, di quello stesso male che uccide gli operai della

prima linea”.

La prima metà del libro descrive quel mondo, la seconda concentra i fatti più direttamente sulla vita di Mino, narratore e protagonista.

Un mondo da tragedia, dalle peggiori bassezze nelle relazioni “umane” ( o disumane) all’organizzazione del meccanismo che tutto fa girare intorno a se’ pretendendo le sue vittime, raccontato con un linguaggio che nulla concede alla tragedia, ne’ all’epica (che pure pervade il personaggio di Camillo, il padre di Mino), ma che fa del disincanto di un quasi ventenne l’ironica e sarcastica descrizione di quel mondo.

L’ ingresso agli altiforni come un canarino che entra in bocca a un anaconda”

Però, anche nel più puro disincanto, il gergo diventa poesia:

Una sbattuta alla viva il parroco si trasforma in amore devastante” .

Questo libro è il vero racconto della realtà di Taranto perché riesce a far polpette di ogni ipocrita luogo comune e di ogni “prestampato” servizio di telegiornale.

Il miglior trattato scritto sulla condizione di questo pezzo d’inferno in terra.

Leggerlo per conoscere.

Noi del quartiere siamo tutti legati mani, piedi e capoccione alle acciaierie”

Della trama non dico nulla se non che, all’inizio della lettura, mi son giocato con chi Mino si sarebbe sposato e ci ho preso.

Non vedo l’ora di conoscere il Mino che l’ha scritto.

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