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Presentazione del libro “Dissolvenza color nebbia” di Alberto Fossati

Domenica 29 settembre, ore 17, presso la biblioteca comunale “il Quadrato “, in via Trieste 23, Baranzate, lo scrittore Alberto Fossati presenta il suo libro “Dissolvenza color nebbia”, con la drammatizzazione dell’attore Leo Oliveto

Volantino Alberto Fossati

Dissolvenza color nebbia

Provincia lombarda. Una strada di campagna. Un fosso. Una nebbia d’altri tempi, che non è solo metafora del caso.
Mara è una ragazza bellissima.
Mara è una ragazza semplice e felice.
E quindi invidiata.

Il suo corpo viene ritrovato, in una gelida mattina, all’interno della sua auto, per metà immersa nell’acqua del canale.
Tutto lascia pensare a un tragico incidente.

Soltanto il padre della ragazza, contro ogni evidenza, è convinto che si tratti di un omicidio e caparbiamente insiste perché la polizia continui a indagare. Il commissario Martini, pur di liberarsi dal suo assedio, lo affida al detective privato Portillo.

E così Arsenio Portillo, investigatore italo argentino con il nome di un ladro, si trova alle prese con il suo secondo caso importante e inizia il percorso alla ricerca di una verità che stavolta sembra già scontata.

E invece, man mano che l’indagine prosegue, emerge un quadro di relazioni umane, di amicizie e di amori che non sono affatto quello che appaiono, in un gioco di specchi incrinati e opachi, in un intreccio di piccoli e grandi egoismi che non conoscono la più elementare pietà.

Il dissolversi del velo grigio della nebbia svelerà i contorni di una amara verità.

Nebbia

Una linea sottile, sospesa nell’aria, divide da un cielo

infinito il verde opaco dei prati sopravvissuti al freddo

autunnale.

Un bianco pallido colora la linea sottile che si tinge

nel mezzo di un azzurro violaceo.

Sullo sfondo un vuoto apparente nasconde un intero

mondo senza colori dentro un solo colore grigio come

gli occhi stanchi dell’uomo che cammina ricurvo tenendo

il ciglio della strada, avvolto in un antico mantello

marrone scuro. Il cappello scuro a larga tesa che

ha in testa lo protegge dall’umidità greve della nebbia

e dagli sguardi degli uomini.

Avanza verso la linea sottile che tra poco lo taglierà a

metà. Gambe invisibili, torso e testa ormai fuori dalla

massa impalpabile che sta per svanire, sciolta dal calore

residuo di un sole tardivo.

L’uomo ricurvo cammina con lo sguardo fisso in

avanti. Nessun rumore sulla strada. Neppure un lontano

latrato di cane, prigioniero di una catena infissa al

muro della cascina nascosta dalle pieghe della pianura,

riesce a rompere l’immobilità.

L’urlo del cane arriva attutito dal muro dell’aria e distorto

da direzioni nascoste.

L’uomo è lì ma potrebbe essere in qualunque altro

luogo.

Le cose appaiono improvvise ai suoi occhi man mano

 

che avanza nel velo della nebbia che lentamente si alza

per aprire scenari sempre più completi.

Campi verde pallido per la brina persistente da un lato,

campi di stoppie di granoturco reciso al primo sole

d’autunno sul lato opposto. La strada in mezzo come

una lama nera d’asfalto e da un certo punto in poi

lo sterrato biancastro.

Davanti, ancora campi e la linea compatta e scura degli

alberi del bosco. Più in là, oltre la spessa corteccia

di tronchi e rami spogli, di rovi pervicaci, la riva del

fiume.

Un greto di sassi biancogrigio e un’acqua tesa che

non ha colore.

L’uomo va verso quell’acqua come se fosse nel deserto,

segue piste accennate nel bosco, scansa spine e rami

fradici di umidità malata.

Arriva sul greto del fiume. Per la prima volta gira la

testa da parte a parte per avere la panoramica completa

del paesaggio.

L’acqua fuma vapore e una leggera brezza ha spazzato

i residui di foschia. La riva al di là del fiume è visibile

senza diaframmi opachi. Sembra la replica del

suo opposto. L’uomo la guarda e si riempie gli occhi

con voluttà di quell’insieme di flora mista di alberi di

tante specie, di rovi e di cespugli impudichi privati

del loro coronamento di foglie.

L’uomo assimila dentro di sé quel mondo solitario.

Quel che appariva celato e deformato ora è visibile,

sebbene i contorni delle cose appaiano ancora confusi

per la patina di umidità che li avvolge.

L’uomo ha una visione d’insieme che lo rassicura.

 

Nel suo cuore lo spirito ha trovato modo di ravvivarsi.

Non gli importa che gli oggetti abbiano confini

non ancora netti. Gli basta comprenderli e quel che

non comprende si accontenta di immaginarlo.

Il mondo che gli appare è un insieme di cose viste e di

cose intuite, alcune appena percepite.

Come la ragazza e il suo cane che camminano nel bosco

discosti da lui e nascosti dagli alberi e dai cespugli.

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