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I capolavori della collana Ermitage Cinema in biblioteca

Il CSBNO – Consorzio Bibliotecario Nord Ovest ha acquistato i dvd della prestigiosa collana Ermitage Cinema: dieci di questi classici del grande schermo sono ora “in tour” nella biblioteca di Baranzate e rimarranno a disposizione dei nostri utenti per un paio di settimane, in attesa di ripartire per altre biblioteche.

I dieci film ora in biblioteca non sono che un assaggio della collezione di 54 capolavori del cinema d’autore che gli utenti del Csbno potranno guardare online, gratuitamente, grazie al nuovo servizio MediaLibrary – in sperimentazione da pochi giorni – e all’accordo stipulato con Ermitage.

Clicca qui per saperne di più su MediaLibrary

I titoli presenti a Baranzate sono in prestito locale, solo per chi si reca qui in biblioteca, e per ora non sono prenotabili dal catalogo del Csbno. Venite quindi a trovarci!

  • Matrimonio in quattro – di Ernst Lubitsch, 1924. Un professore spera che il flirt che la moglie ha intrecciato con un uomo, gli permetta di ottenere il sospirato divorzio e di poter sposare un’altra. In questa girandola di sentimenti, alla fine, le coppie si ricostituiranno in una maniera completamente diversa.
  • Il ladro di Bagdad – di Raoul Walsch, 1924. Celeberrima versione tratta da un racconto de Le mille e una notte, il film nacque dall’incontro tra due grandi personalità, il regista Raoul Walsh e l’attore Douglas Fairbanks, che lo produsse e lo cosceneggiò, seppur sotto pseudonimo. Tra i film più costosi dell’epoca, soprattutto a causa di effetti speciali stupefacenti, Il ladro di Bagdad è una favolosa combinazione di avventura, esotismo e fantasia.
  • Metropolis – di Fritz Lang, 1927. Nel Ventunesimo secolo, una gigantesca metropoli è governata in modo dittatoriale da un monopolista che vive con il figlio e i propri collaboratori in un paradisiaco giardino. Gli operai vivono, invece, in fabbriche sotterrane esortati alla rassegnazione.
  • Il Fantasma dell’Opera – di Rupert Julian, 1925. Un musicista sfigurato, che vive nei sotterranei del Teatro dell’Opera di Parigi, si innamora di una giovane cantante dalla voce bellissima e la rapisce.
  • L’uomo del Sud – di Jean Renoir, 1945. Ritenuto il miglior film del breve periodo americano di Jean Renoir, da molti critici avvicinato al cinema di Robert Flaherty, “L’uomo del Sud” – che si avvale del contributo alla sceneggiatura di William Faulkner e come aiuto regista dell’allora ventottenne Robert Aldrich – si aggiudicò nel 1946 un premio alla Mostra di Venezia, pur uscendo in Europa solo nel 1950. In questo film Renoir introduce il dirompente conflitto tra uomo e natura – quasi vi si sente l’odore della terra smossa dall’aratro, battuta dalla pioggia o riscaldata dal sole – ma non è solo la natura il grande ostacolo da rimuovere, anche i difficili rapporti umani giocano un ruolo determinante nella vicenda.
  • La leggenda di Liliom – di Fritz Lang, 1935. Imbonitore di fiera, fannullone violento e ladro, Liliom seduce e mette incinta la cameriera Lily e la maltratta finché, dopo una rapina mancata, si uccide. Dal Cielo, dopo sedici anni di purgatorio, ottiene il permesso di tornare per un giorno sulla Terra a conoscere la figlia. Seconda versione  del poema scenico dell’ungherese Ferenc Molnár, fu per F. Lang – uscito l’anno prima dalla Germania e in attesa di emigrare negli USA – un film su commissione con C. Boyer che gigioneggia a tutto vapore. Antonin Artaud e Viviane Romance in due particine. Ma nell’irriverente descrizione del Cielo con la sua burocrazia mette a frutto con arguzia le lezioni di Molnár e di Lubitsch che, a sua volta, si ricorderà di lui in Il cielo può attendere.
  • Cani arrabbiati – di Mario Bava, 1974. Tre balordi rapinano le paghe settimanali di un’industria farmaceutica: per fuggire salgono, con una donna in ostaggio, a bordo di un’auto guidata da un uomo che sta portando il figlioletto in fin di vita all’ospedale. Presto la tensione sale, con conseguenze inaspettate.
  • Il bandito della Casbah – di Julien Duvivier, 1937. Uno dei più famosi cult-movie del cinema francese, che consacra la stagione del ‘realismo poetico’, debitore in parte ai gangsters movie americani (Scarface di Hawks), ma con un sottofondo di romanticismo e di esotismo esaltato da complessi movimenti di macchina e da ricchi contrappunti sonori. Un’autentica romantica tragedia moderna segnata da una pesante sconfitta umana e dall’impossibilità di una qualunque forma di riscatto sociale.
  • Il gobbo di Notre Dame – di Wallace Worsley, 1923. Nel XV secolo a Parigi la bella gitana Esmeralda ama il capitano delle guardie Phoebus. Circuita da Jehan, fratello di don Claude, arcivescovo di Notre Dame, e condannata per un crimine non commesso, viene salvata dal deforme campanaro Quasimodo.
  • Le sue ultime mutandine – di Frank Capra, 1927. Il timido sognatore Harry (Harry Langdon), dopo aver finalmente indossato i suoi primi pantaloni lunghi, viene irresistibilmente attratto dal fascino di Bebe (Alma Bennett), legata alla malavita, che seguirà con ostinazione persino in carcere. Solo dopo svariate peripezie, Harry riuscirà a tornare alla sua famiglia e alla sua fidanzata Priscilla. Ancora diretto con mano sicura da Frank Capra, che ne asseconda l’innocente comicità con gag costruite su misura per lui, Long Pants (tradotto bizzarramente in Italia) ripropone il tema del conflitto tra sprovvedutezza e cinismo condendolo con numerosi sottintesi sessuali. Il successo del film portò alla rottura del proficuo sodalizio tra Capra e Langdon.
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