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Herta Müller, la Romania, il Nobel

Anche quest’anno l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura ha sorpreso per una scelta da molti inaspettata: ha vinto Herta Müller, scrittrice di origine e di lingua tedesca, ma che è nata e vissuta in Romania negli anni più bui della dittatura di Ceauşescu. Dal 1987 vive in Germania.

L’Accademia Svedese ha scelto la scrittrice con questa motivazione: “Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati”. E infatti il suo ultimo lavoro, Il paese delle prugne verdi, pubblicato in Italia dalla piccola casa editrice indipendente Keller, descrive la storia di un gruppo di amici che devono sopportare gli orrori del regime nella Romania degli anni Ottanta.

Herta Müller è una scrittrice poco conosciuta e tradotta, e la sua vittoria ha suscitato sorpresa. Come accadde anche per il vincitore dell’anno scorso, Jean-Marie Le Clézio, che aveva battuto scrittori molto più celebri e dati da anni come favoriti per il Nobel, ma sempre rimasti a mani vuote.

Quando nascono queste polemiche, è bene ricordare che cosa sia il Premio Nobel, chi lo assegna, e per quali motivi. Come  già l’anno scorso sintetizzava benissimo Leonardo sul suo blog:

“il premio Nobel non è, non ha mai preteso di essere, il premio alla Carriera del Migliore Scrittore. Quella che Alfred Nobel ha lasciato è una specie di borsa, che doveva consentire “all’autore dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” (del som inom litteraturen har produceradt det utmärktaste i idealisk rigtning) di continuare a scrivere senza preoccuparsi troppo delle scarse vendite. È chiaro che una borsa si conferisce a chi ne ha bisogno, non agli scrittori di successo e da hit parade: anche se sono bravi. Ed è inutile conferirla alla memoria: le grandi opere incompiute mica possono continuarle gli eredi. Il fatto che Alfred Nobel concepisse la scienza al servizio del progresso dell’umanità ha spinto i giurati di Stoccolma a dare spesso (non sempre) un’interpretazione politica del premio, che è stato più spesso assegnato a scrittori di ispirazione progressista, con un senso altamente civile della loro attività letteraria: anche se non erano quasi mai i migliori poeti o prosatori in circolazione. Ma erano quelli che difendevano una concezione sociale e militante della letteratura che l’Accademia svedese aveva deciso di sostenere.”

A proposito di Herta Müller, un ottimo pezzo del blog letterario del Guardian spiega l’importanza di questa vittoria: con questa scelta l’Accademia Svedese non premia solo un’ottima scrittrice, ma espande il nostro concetto di Europa e focalizza l’interesse su un Paese che per la sua storia politica è rimasto isolato e distante per decenni dalla nostra cultura, ma che invece ne fa parte a pieno titolo. E nonostante i  diffusi pregiudizi si impone sulla scena per un momento di rinascita artistica molto interessante.

Si leggeva in un articolo di Internazionale, di poco precedente all’assegnazione del Nobel, questa riflessione sul ruolo della Romania e della sua cultura come antidoto al razzismo:

“Serve tempo e conoscenza. Le campagne di comunicazione sono utili, citare la dimensione degli scambi commerciali serve e c’è bisogno di giornalisti capaci di raccontare la realtà nella sua complessità. Ma è soprattutto la cultura che dovrà avere un ruolo chiave: i film di Mungiu, i libri di Cartarescu, i saggi di Eliade, i racconti di Manea sono gli ambasciatori migliori di un paese che vuole farsi conoscere per quello che è davvero.”

Parole che oggi, con questo Nobel, appaiono ancora più azzeccate. Noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo promuovendo alcuni frutti di questa cultura che si trovano nelle nostre biblioteche:

Tutti prenotabili dal nostro catalogo.

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