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Nuovi CD!

Sono arrivati oggi gli ultimi cd acquistati dalla biblioteca: blues, pop e rock per la vostra colonna sonora estiva. Cosa aspettate a venire a scoprirli?

Rock e altro

Night falls over Kortedala / Jens Lekman

A volte sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo Bacharach, altre volte ad un Barry White nordico, o meglio ancora ad un Morrissey meno serioso. Poi se guardi bene ci trovi solo Jens Lekman e le sue canzoni perfette, uno che, al secondo disco, proprio quando tutti hanno i fucili puntati contro, pronti a far crollare il bel castello di sabbia, ti inchioda il disco al lettore, e semplicemente scrive il tuo disco pop dell’anno. Ho sempre pensato che cinque stelle sarebbero state troppe, ma sarò ripetitivo, “Night Falls Over Kortedala” nel suo genere è un disco fantastico, e la cosa incredibile è che ovunque io ne abbia letto un parere, i consensi sono unanimi. O ci siamo tutti omologati, o davvero questo è davvero un disco a cinque stelle. Propenderei per la seconda ipotesi. (indieforbunnies

Neon bible / Arcade Fire

Registrato fra il Canada, gli Stati Uniti e l’Europa, “Neon Bible” si presenta come una creatura ben più omogenea del suo predecessore, decisamente meno “vittima” di quegli alti e bassi che in “Funeral” colpivano dritti al cuore aumentando e diminuendo a piacimento sistole e diastole dell’ascoltatore. La cantilenante opener Black Mirror dimostra fin da subito che tipo di lavoro ci si trova davanti, impregnata di una timbrica di una densità disarmante. (ilcibicida)

Chutes too narrow / The Shins

Ovvero gli anni 60. Un album che immediatamente richiama i tanto sognati sixties, fondaco ispirativo per migliaia di musicisti che non poterono partecipare di quel fervido clima in cui la fantasia stava al potere e l’innocenza guidava l’arte sbrigliata dalla tirannide della ragione. Gli Shins si collocano magnificamente insieme a quel gruppo di giovani band americane che, puntando sul recupero della tradizione, hanno trovato una propria cifra stilistica originale e stimolante, forse non rivoluzionaria certo, ma comunque degna d’interesse. Esiste un sottile filo rosso (come la follia) che lega i Decemberists con le loro sguaiate storie al confine tra realtà e parossismo, gli Okkervil River e il loro recupero della tradizione folk e traditional dell’America puritana, e gli Shins appunto, un vivace e trascinante tuffo nel mondo sonoro creato anni or sono da Jefferson Airplane, Byrds e Bob Dylan. Atmosfere briosamente elettroacustiche che ci trascinano nel colorato mondo raffigurato nello splendido booklet , dove gli spigoli non sono taglienti e anche gli attimi pervasi da un mood decadente contengono una luce frizzante carica di melodie. (ondarock)

Fake can be just as good / Blonde Redhead

I Blonde Redhead, abbandonata la Smell Like Records, si affiliano alla Touch and Go. La produzione passa in mano a John Goodmanson, che affianca la band nel tentativo di elaborare ulteriormente il suono. Tutte le canzoni sono registrate nell’ottobre del 1996 nello studio della Touch and Go, tranne “Bipolar” e “Oh James”, registrate nel vecchio studio di Hoboken, sempre a New York. Già l’attacco di “Kazuality” mostra una novità importante: una tastiera campionata accompagna il solito stridore delle chitarre, prima che queste prendano nettamente il sopravvento. I Blonde Redhead sembrano interessarsi alle possibilità di mescolare rock ed elettronica, come altri gruppi stanno già sperimentando, ma lo fanno ancora in maniera molto timida, utilizzando le tastiere più che altro per adornare i contorni delle canzoni. Comunque le loro chitarre non sono mai state così distorte, come nella seguente sinfonia del triplice – questo del triplo diventerà un punto ricorrente -. Importante anche l’apporto del basso, suonato per l’occasione da Vern Rumsey degli Unwound. (kalporz)

Brighten the corners / Pavement

Brighten The Corners esce nel febbraio del 1997 e segna la felice conclusione di quel processo di addomesticamento dello stile pavementiano iniziato anni prima con “Crooked Rain Crooked Rain”, alla spontaneità, immediatezza e semplicità del quale sembra tendere un ideale ponte. Per chi della schizofrenica eccentricità degli esordi si era fatto bandiera è quantomeno spiazzante trovarsi immerso, seppur attraverso un cammino graduale ed accidentato, in questa disarmante armonia, in questa stucchevole pulizia dei suoni, in questa apoteosi di melodia e buon gusto: un’arma micidiale offerta su un piatto d’argento ai detrattori del nuovo corso, che ne approfittano immediatamente senza accorgersi che è stata caricata a salve. Non fosse altro perché, appurato ormai che i Pavement degli inizi erano un gruppo diverso e avessero infilato la carta carbone fra “Slanted And Enchanted” e ogni album successivo sarebbe stata cosa ben peggiore, nemmeno l’ascoltatore più distratto e prevenuto può negare di trovarsi di fronte ad un grappolo di canzoni con qualche acino di dolcezza inaudita: come definire altrimenti “Shady Lane”, forse la più bella melodia mai messa in musica dalla band in una ballata che ci riporta ai Television, o le quasi altrettanto epiche “Tipe Slowly” e “We Are Underused”, passando per le lontane reminiscenze prog di “Transport Is Arranged”, per il brillante singolo “Stereo”, la cosa più vicina allo spirito antico, e per il curioso jingle-jangle di “Date W/Ikea”, velato omaggio ai Byrds. (blackdiamondbay)

E una scorpacciata di blues:

Blues Jam in Chicago I

Blues Jam in Chicago II

Live / Johnny Winter And

Live wire / blues power / Albert King

Live stock / Roy Buchanan

Fillmore east : the lost concert tapes 12/13/68 / Al Kooper, Mike Bloomfield

Super session / Mike Bloomfield, Al Kooper, Steve Stills

Duets : an American classic / Tony Bennett

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