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Nuovi cd a Baranzate

Cd musicali novità per tutti i gusti!

Sonic Youth / Sister
U.K. : GEFFEN, 1987

Pubblicato nel 1987 dalla SST Records, successivamente ristampato nel 1993 dalla Geffen, anche questo album come il precedente (EVOL, 1986) porta i Sonic Youth ad un suono più ascoltabile, orientato verso strutture delle tracce quasi pop, non tralasciando comunque il versante noise e sperimentale. Anche questo album può essere parzialmente considerato come concept album, dato che buona parte di esso è ispirato dalla vita e dal lavoro dello scrittore sci-fi Philip K. Dick. (via Wikipedia)

 

Interpol / Turn on the bright lights
[S.l.] : EMI, 2002

Si fa presto a dire new wave: essendo un genere per natura sfuggente, è giusto definire dei riferimenti per l’arte degli Interpol, che vanno ricercati di primo acchito soprattutto nei Joy Division, grazie anche alla voce di Banks. Mentre però la musica degli inglesi di Manchester era scarna e spettrale, gli Interpol hanno un suono più stratificato e pieno, merito soprattutto della chitarra di Kessler, davvero magistrale nella capacità di creare riff in grado di dare sempre il tono giusto al brano, cambiandolo più volte, con risultati a volte epici, a volte ipnotici, con strati di semplici accordi ed effetti, sulla falsariga dei Cure di 17 Seconds, ma anche dei Sonic Youth, degli shoegazer e dei raga dei Velvet Underground. La sezione ritmica, pulsante e potente, completa degnamente il lavoro. (via Ondarock)

 

Decemberists / Picaresque
[S.l.] : Rough Trade Records, 2005

Ci sono due aspetti che saltano subito alle orecchie di chi ascolta i Decemberists: il primo è che fanno pop, ma lo fanno in maniera strana in quanto la loro musica contiene moltissimi elementi popolari, fisarmoniche, organi e chi più ne ha più ne metta. Il secondo è la voce nasale di Colin Meloy, che vanta alle spalle una laurea in scrittura creativa e una carriera mancata da romanziere. Dopo la parentesi elettrica di The Tain, i Decemberists tornano nel loro covo: risacche, marinai in porti ubriachi e quel clima di epico e surreale, come di un novello Ulisse vestito con salopette e camicione a quadri. Stavolta il mezzo narrativo diventa il picaro, caratteristico insieme di personaggi presi in prestito dalla novella seicentesca spagnola, come seicentesca è la bellissima The Infanta – a fare da perfetto apripista a suon di marcia regale e organo. (via Rocklab)

 

Joan as a Police Woman / Real life

Sarebbe riduttivo dire che questo disco piacerà a quanti si sono perdutamente innamorati di Antony & the Johnsons, perché la Wasser ha alle spalle un cammino fatto di tanti piccoli ma importanti passi che l’hanno portata a girare in tondo tra progetti suoi (The Dambuilders, Black Beetle, Those Bastard Souls) e altrui (Lou Reed, Nick Cave, Sheryl Crow, Sparklehorse, Scissor sisters, Hal Wilner).
Sin dall’iniziale Real life ci si trova di fronte a una raccolta di canzoni “segrete”, che quatte quatte si mettono alla ricerca di una forma tutta loro: è un pop-soul suonato con raccoglimento, come fosse una musica da camera. (via Mescalina)

 

Belle and Sebastian / If you’re feeling sinister
[S.l.] : Jeepster Recordings, 1998

Un’ode alle canzoni di If You’re Feeling Sinister è quasi naturale, sorge d’istinto come l’istinto che lega assieme tali riflessioni ardenti e soavi, introverse e naif, virginali e spoglie, impacciate. È un’ode allo stile del compositore e strumentista Stuart Murdoch, il cui sguardo è simbiosi di arte e vita. Quel rosso vivo recato in copertina dal disco è già così indimenticabile. Già un tuffo fatale nel classico. Un’accensione cromatica che allerta e dà pressione, tinge le pareti di intensità e di dramma, sommerge in fretta corpi, oggetti, persino ombre e riflessi. (via Ondarock)

 

The Shins / Wincing the night away
Seattle : Sub Pop Records, 2007

Benché originari del New Mexico e prodotti dalla Sub Pop di Seattle, gli Shins continuano a proporre un impasto sonoro che sembra figlio del sole della California, con quei colori pastello e quei suoni morbidi e psicotropi. E continuano a far leva sull’arma di sempre per far breccia nei favori di chi ascolta: la melodia. Più o meno articolata, più o meno sognante, nel nuovo “Wincing The Night Away” la melodia è sempre cristallina e vincente. Ad arricchirla ci può essere una spruzzata di elettronica (Sea Legs), un tocco di noir (Black Wave), una puntatina visionaria (Red Rabbits), e qua e là una malinconia da pop band inglese (Girl Sailor). Solo in alcuni frangenti le chitarre sostengono il brano con maggiore forza, per esempio nella convincente Phantom Limb, che è una delle due perle del nuovo lavoro. L’altra è Australia, una pop song piena di sole dentro la quale si sentono echi dei Beach Boys e dello Springsteen di Hungry Heart. (via Liverock)

 

Arctic Monkeys / Favourite worst nightmare
London : Domino Recording, 2007

Melodia e rumore, graffi e carezze dispensati in parti uguali: ti stendono al tappeto con una rullata feroce e poi ti massaggiano l’orecchio con un vibrato alla Hank Marvin (quante memorie beat e surf, nelle chitarre di Jamie Cook!), ti sotterrano con la forza bruta della loro esuberanza giovanile e poi ti stuzzicano con la raffinatezza intellettuale dei loro calembour, ogni canzone un indovinello, una vignetta, un piccolo racconto che mandi giù come acqua fresca (la durata è ancora una volta da vecchio lp: 37 minuti e 40 secondi). (via Rockol)

 

Iron and Wine / The shepherd’s dog
Seattle : Sub pop, [2007]

Ballate folk perfette quali la splendida Resurrection Fern, l’efficace andamento sincopato delle percussioni nella successiva Boy With A Coin, la dolcezza commovente della notturna Carousel o della conclusiva Flightless Bird, American Mouth, degno commiato di un disco che convince in un terreno, quello della tradizione folk americana, quanto mai inflazionato, e che soltanto una qualità compositiva sopra la media può far emergere dalla mediocrità. (via Indie-Rock)

 

Blonde Redhead / 23
[London] : 4AD Records, [2007]

Si capisce in quale direzione andrà il disco a partire dalla title-track, così spaziosa e decadente, con la base ritmica incalzante, la chitarra shoegaze molto My Bloody Valentine e la voce di Kazu che si muove nel solco già noto – languido e infranto, con quel misto di candore e sensualità che la rende sempre così tremendamente affascinante. Come nel respiro rotto che affiora in The Dress, nel suo abito sonoro di synth ed effetti atmosferici che rimanda a quegli anni Ottanta che sono, peraltro, attualissimi. (via Delrock)

 

Chick Corea / The ultimate adventure
[S.l.] : Stretch Records, 2006

Già dando uno sguardo all’ampiezza dell’organico dei musicisti si può capire che ci troviamo di fronte a un progetto alquanto ambizioso in cui la musica spazia fra le tradizioni e fra i generi. I riferimenti più evidenti sono alla musica flamenca e a quella araba, ma ovviamente c’è molto altro, e soprattutto l’elemento trainante deriva dal concetto dell’improvvisazione jazz. Un viaggio affascinante in cui soltanto un grandissimo come Corea riesce a dimostrarsi all’altezza della situazione amalgamando il tutto con notevole maestria e gusto. (via DeBaser)

 

Fabrizio De Andrè / In direzione ostinata e contraria
[S.l.] : BMG, c2005

Prima antologia ufficiale postuma di Fabrizio De André, uscita nel novembre del 2005, che si propone di costituire la summa dell’opera artistica del cantautore di Genova. Il titolo della raccolta è tratto dalla canzone Smisurata preghiera, l’ultima registrata in studio da De André, ed è stato scelto dalla vedova, Dori Ghezzi; esso rappresenta la perfetta sintesi della personalità del cantautore che nella sua carriera artistica e nel suo percorso umano fu sempre controcorrente, mai conformista e – a detta di molti critici – capace di prendere per mano la canzone italiana per liberarla da una certa patina di conformismo. (via Wikipedia)

 

Giovanni Allevi / Composizioni
[S.l.] : BMG, 2003

Il disco per solo piano, Composizioni, che Giovanni Allevi ci ha regalato è qualcosa totalmente fuori dagli schemi. È un lavoro che al primo ascolto spaventa. Tredici composizioni, che spaziano dal jazz al pop alla musica classica d’eccellenza, sembrano un bel mattone, una cosa per intenditori e palati fini. Invece, sorprendentemente non è così. Perché dietro quegli ottantotto tasti, dietro il nome altisonante e spaventevole dello strumento “Grand Piano Bosendorfer Imperial”, c’è passione. Passione e fuoco vivo che avvampa e aggroviglia gli stomaci. E si sente benissimo che il talento di Giovanni Allevi non è fatto per restare rinchiuso negli auditorium, nei regi teatri e nei conservatori. L’estro del giovane compositore ha bisogno di aria per far scintille. (via Rockol)

 

Mina / The Platinum Collection II
[S.l.] : EMI, 2006

Una raccolta dei più grandi successi di Mina, in 3 cd.

 

Antonello Venditti / Diamanti
[S.l.] : BMG, c2006

Una raccolta dei più grandi successi di Antonello Venditti, in 3 cd.

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